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Cinque ciottoli contro i giganti di oggi

10 giu
Tempo di lettura: 4 min
Don Roberto Faccenda e il libro A(r)marsi con cinque ciottoli

di Alessandra Provenza


In un tempo in cui le vocazioni sembrano rarefarsi e la figura del sacerdote rischia di apparire distante, emergono personalità nuove, capaci di parlare al presente con forza, autenticità e un linguaggio comunicativo. Sono figure che non si limitano a “resistere” alla crisi, ma la attraversano con energia, profondità e uno stile pastorale che sa rinnovarsi senza perdere radici. Tra queste voci si colloca don Roberto Faccenda, sacerdote salernitano. Pur non utilizzando i social media, don Roberto è diventato un punto di riferimento per molti giovani per la sua presenza reale, concreta, vicina: incontri, confessioni, cammini, ascolto. La sua convinzione è semplice e radicale: “Essere credenti non basta, bisogna essere credibili”. È questa credibilità che lo rende una figura significativa.


Nato a Salerno il 19 gennaio 1984, don Roberto intraprende il cammino vocazionale a soli diciotto anni. È un percorso rapido e intenso: riceve il diaconato il 13 settembre 2008 e l’ordinazione sacerdotale il 30 aprile 2009 nella cattedrale di Salerno. Da allora il suo ministero si caratterizza per una costante attenzione al mondo giovanile e scolastico. Oggi è direttore della pastorale giovanile della diocesi di Salerno-Campagna-Acerno e responsabile della pastorale della scuola, e promuove percorsi di relazione, dialogo e accompagnamento nelle scuole superiori. Il suo stile è diretto, schietto: non cerca effetti speciali, ma una profonda coerenza interiore. Non a caso ama definirsi un prete “senza filtri”. Sua grande passione è il calcio: tifa per la Salernitana.


Il libro: un percorso spirituale che nasce da un’immagine antica


Il libro nasce da una delle storie più note della Bibbia: il racconto di Davide e Golia, narrata nel primo libro di Samuele. Si svolge al tempo del re Saul, quando Israele è in guerra contro i Filistei. Tra questi c’è Golia, un gigante che ogni giorno sfida gli Israeliti, terrorizzandoli: nessuno ha il coraggio di affrontarlo. Davide è solo un ragazzo, un pastore della tribù di Giuda. Suo padre lo manda all’accampamento per portare cibo ai fratelli, ma quando sente la sfida di Golia decide di affrontarlo. Non si lascia intimidire: è certo che Dio è con lui. Rifiuta l’armatura di Saul, troppo pesante, e sceglie di combattere con ciò che conosce: una fionda, cinque ciottoli lisci e la fede.


Golia ride di lui, ma Davide avanza: scaglia un sasso, lo colpisce e il gigante cade a terra mentre l'esercito filisteo fugge. Diventerà una figura centrale d'Israele - re, successore di Saul, fondatore di Gerusalemme capitale - pur con le sue ombre, come l'episodio di Betsabea e Uria.


Don Roberto riscrive queste pagine in chiave interiore più che eroica: non un commento biblico, ma una proposta spirituale per chi oggi affronta i propri giganti - paure, ansie, conflitti, solitudini - e non vuole arrendersi.


I cinque "ciottoli" sono atteggiamenti interiori: silenzio, essenzialità, fiducia, gratuità e gioia. Strumenti poveri ma efficaci, pietre di fiume che non feriscono ma liberano. Non servono a colpire l'altro, ma a trasformare sé stessi. Davide affronta il gigante senza armature né spade: piccolo agli occhi del mondo, grande nella libertà di chi si affida a Dio.


Primo ciottolo: relazionarsi, non connettersi


Connettersi è facile - un clic, un messaggio - ma superficiale. Relazionarsi richiede tempo, presenza, ascolto: esserci davvero, non solo apparire. In un mondo sempre "online" ma scollegato, don Roberto propone la relazione incarnata, fatta di sguardi e parole dette con calma. È un atto di pace: ricuce, avvicina, costruisce.


Secondo ciottolo: appartenere, non possedere


Possedere è trattenere, controllare, accumulare; appartenere è sentirsi parte di una comunità, di una famiglia, di una storia. Chi possiede teme di perdere, chi appartiene si sente custodito. È un ciottolo che parla di radici e di legami - e di cui fare tesoro in una quotidianità segnata dai femminicidi.


Terzo ciottolo: sorridere, non ridere


Ridere può essere rumoroso e superficiale; sorridere è un atto interiore, che nasce dalla gentilezza e dalla gratitudine. Il sorriso è un ponte, non un muro: un esercizio di nonviolenza quotidiana per disinnescare tensioni e accogliere l'altro. Leggerezza, non superficialità.


Quarto ciottolo: perdere, non fallire


Viviamo in una cultura che identifica il valore personale con il successo. Ma perdere è parte della vita: accettare i limiti, riconoscere che non tutto dipende da noi, imparare a rialzarsi. Fallire è un'etichetta, perdere è un'esperienza. Chi sa perdere non si spezza: si trasforma.


Quinto ciottolo: credere, non fidarsi


Fidarsi è umano ma fragile: può essere tradito. Credere è un atto spirituale, affidarsi a Dio anche quando tutto vacilla. Non ingenuità, ma radicamento. Don Roberto non contrappone fiducia e fede, ma le ordina: la fiducia nasce dagli uomini, la fede da Dio. Credere è la pietra che Davide stringe più forte.


Un libro che non si legge soltanto: si vive


A(r)marsi con cinque ciottoli non è un testo teorico, ma un compagno di viaggio: da portare nello zaino, leggere in gruppo, meditare in comunità. Un libro che invita a scegliere i propri ciottoli e a riconoscere i propri giganti. Il messaggio è semplice: non servono grandi armi per cambiare il mondo - servono piccoli gesti, piccoli passi, piccoli ciottoli. Perché cinque pietre, nelle mani di Davide e nelle nostre, possono diventare tutto.


Questo articolo è uscito su «Luci sul cammino», n. 5-6/2026. Sfoglia il numero completo in PDF

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