Festa dell’accoglienza, mattoncino dopo mattoncino

di Alessandra Provenza
Dopo la Messa delle 10, i ragazzi del catechismo si sono ritrovati in oratorio per inaugurare insieme il nuovo anno. Accanto a coloro che frequentavano già i corsi, anche i neoiscritti: volti curiosi, pronti a diventare in poche ore parte della stessa grande compagnia.
Se la mattinata si è esaurita in un paio d’ore di giochi, i preparativi sono stati molto più lunghi e tutti con un unico scopo: non trascurare nessun dettaglio. Materiale, giochi, merenda: incontri, messaggi, liste su liste con scritto chi fa cosa. Ognuno con il proprio pezzetto per accogliere i ragazzi con una festa divertente!
La data del 4 ottobre ci ha offerto lo spunto per cominciare nel modo più bello: con il canto Laudato si’, lo stesso intonato alla fine della Messa, quasi a dire che la celebrazione non finisce, ma si trasferisce in oratorio.
La catechista Paola ha iniziato raccontando la vita di San Francesco e in particolare un episodio che ci è sembrato perfetto per l’occasione. Francesco, giovane figlio di un ricco mercante di Assisi, un giorno entra nella piccola chiesa in rovina di San Damiano. Davanti al Crocifisso sente una voce che gli dice: “Va’ e ripara la mia casa”. Intento a raccogliere le pietre per rimettere in piedi i muri cadenti, solo col tempo capisce che la “casa” da riparare è la Chiesa intera, fatta di persone, di fraternità, di accoglienza. Una chiesa-casa, insomma: un posto dove c’è spazio per tutti. Ed ecco la parola che stavamo cercando per la nostra festa.

L’introduzione ci ha permesso di legare insieme tanti mattoncini, che sono diventati il filo conduttore dall’inizio al saluto finale. Su come li abbiamo usati… vi racconteremo!
Poi è arrivato il momento dell’incontro con don Bernardo e della foto ricordo della prima volta in mezzo a noi in oratorio: un’istantanea che resterà e che racconta già qualcosa di bello.
E subito dopo, via con i giochi! Quattro squadre pronte ad affrontarsi, a cominciare dalla prova del materassino. Diciamolo: non è riuscito esattamente come previsto. Ma il bello è stato proprio questo: sperimentare insieme ai ragazzi, improvvisare, aggiustare il tiro, con la voglia di fare e la fantasia degli animatori che non si è fermata davanti al primo imprevisto.
Il resto è stato un crescendo: il gioco della t-shirt, il tiro alla fune, la corsa nei sacchi.

Dopo movimento e sfide, i mattoncini hanno fatto il loro lavoro più bello: hanno riunito tutte le squadre attorno alla costruzione della casa di San Francesco. Gare finite, rivalità dimenticate: tutti insieme, a mettere un pezzetto dopo l’altro, per costruire qualcosa che nessuna squadra avrebbe potuto fare da sola.
E qui ci siamo accorti di una cosa che ci ha colpiti positivamente: la manualità piace sempre! Dopo la corsa, vedere i ragazzi concentrati, con le mani impegnate a incastrare, a cercare il pezzo giusto, a consigliarsi a vicenda, è stato un piccolo spettacolo silenzioso.

Il sole ci ha accompagnati per tutta questa domenica festosa e ci auguriamo che possa seguire anche i ragazzi lungo questo nuovo anno di catechesi, con la stessa luce, la stessa allegria e la stessa voglia di stare insieme.

Grazie a tutti i ragazzi, ai nuovi arrivati, agli animatori, alle catechiste, ai genitori e a chi ha lavorato dietro le quinte. Il cantiere è aperto e di mattoncini da posare ce ne saranno ancora tanti. Ci vediamo presto: il prossimo mattoncino ci aspetta!
Questo articolo è uscito su «Luci sul cammino», n. 10/2026. Sfoglia il numero completo in PDF




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