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La persecuzione dei cristiani nel mondo: un delirio di violenza contro uomini e donne inermi

20 feb
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 7 ott

La persecuzione dei cristiani nel mondo

di Claudio Puliti, membro del Comitato di Redazione


Sappiamo tutti molto bene quanto pesi sulle coscienze del mondo libero il feroce accanimento che si verifica contro i Cristiani in gran parte del mondo sin dalla nascita della Chiesa di Gesù.


Eppure non si osserva nessuna iniziativa da parte delle Istituzioni internazionali, che pure dovrebbero intervenire in qualche modo per alleviare l’orribile situazione in cui vivono milioni di persone innocenti. Le persecuzioni avvengono dappertutto, soprattutto in Africa e Asia dove impera l’estremismo anticristiano più intollerante, spesso coperto da regimi autoritari che temono la forza del comandamento dell’Amore che Gesù ci ha lasciato.


L’Organizzazione non governativa “Open Doors” da molti anni lancia accorati appelli perché la strage dei Cristiani cessi, ma paradossalmente i risultati dei monitoraggi, riportati ogni anno nel “World Watch List”, mostrano addirittura una accelerazione del numero di uccisioni negli ultimi 15 anni, con i Paesi ostili a livello mondo che salgono da 13 a 15 (+15%) nel 2025 rispetto al 2024.


World Watch List di Open Doors: i dati sulla persecuzione dei cristiani

Per maggiori informazioni: https://www.porteaperte.ch/persecuzione/


La letteratura, come noto specchio fedele delle vicende Umane, si è occupata innumerevoli volte delle persecuzioni contro i Cristiani. Tra i tanti libri disponibili sul tema, due mi hanno colpito in modo particolare per la loro forza narrativa e per la testimonianza storica che ci consegnano sul genocidio subito dal popolo Armeno nei primi anni del XX secolo.


Vi invito a leggerli.


1933 – Franz Werfel (scrittore ebreo di lingua e cultura tedesca)
1933 – Franz Werfel (scrittore ebreo di lingua e cultura tedesca)

Il romanzo di Franz Werfel racconta la storia dell’eroica resistenza contro i turchi di alcuni villaggi armeni della costa mediterranea dell’Anatolia, al confine con la Siria. Per evitare la deportazione e la sicura morte nel deserto siriano, decretate dal governo ottomano, circa cinquemila armeni nell’estate del 1915 si rifugiarono sul Musa Dagh, la “Montagna di Mosè”.


Il personaggio principale è Gabriele Bagradiàn, un ricco armeno, che da Parigi, dove conduceva una vita agiata, ritorna, in compagnia della moglie francese Giulietta e del figlio tredicenne Stefano, a Yoghonoluk, il suo villaggio natale, ai piedi del Musa Dagh.


Lo scoppio della prima guerra mondiale impedisce alla famiglia Bagradiàn, privata dei passaporti dalle autorità turche, di muoversi liberamente. Improvvisamente sopraggiungono incalzanti notizie sulle deportazioni degli Armeni avviate dall’Impero Ottomano in luoghi inospitali con l’intento dichiarato di lasciarvi morire gli odiati Cristiani.


Gabriele Bagradiàn, che aveva servito come ufficiale di artiglieria nell’esercito ottomano durante la guerra balcanica del 1912, prende coscienza della gravità della situazione e, per evitare la deportazione delle popolazioni dei villaggi ai piedi del Musa Dagh, progetta il loro trasferimento sulla montagna e la resistenza armata contro i turchi.


Ha così inizio la coraggiosa operazione di salvataggio che, pur cogliendo insperati successi, non si può considerare a lieto fine.


2004 – Antonia Arslan (scrittrice italiana di origini armene)
2004 – Antonia Arslan (scrittrice italiana di origini armene)

Il libro di Antonia Arslan (e l'omonimo film dei fratelli Taviani) racconta il genocidio armeno del 1915, spesso ignorato dalla storia, trasformando le vicende personali della famiglia dell'autrice (Antonia Arslan) in una testimonianza collettiva potente e dolorosa.


La famiglia Armena Avakian vive in Anatolia e decide di restaurare un vecchio immobile di proprietà situato in una bellissima zona rurale e destinato ad accogliere parenti provenienti dall'Italia. La “masseria delle allodole”, questo il nome del luogo in cui si svolgono i fatti narrati, si trasforma improvvisamente con l'arrivo delle truppe turche in un vero e proprio mattatoio. Tutti i maschi vengono uccisi, mentre le donne, i bambini e i vecchi vengono deportati. Inizia una terribile odissea segnata da marce forzate, umiliazioni e fame.


Nonostante l'orrore dell’incredibile situazione, un bambino, travestito da femmina per salvarsi, e poche bambine riescono a scampare alla morte e a raggiungere l'Italia.


Entrambi i libri presentano una straordinaria forza narrativa basata su fatti realmente accaduti e riassumibili nelle disumane persecuzioni subite dal pacifico popolo Armeno tra il 1915 e il 1923, quando l’Impero Ottomano si rese responsabile di un vero e proprio genocidio perpetrato nei luoghi compresi tra Turchia, Siria, Libano e Iran, cioè nella parte settentrionale del Medio Oriente a maggioranza musulmana. La professione di fede in Gesù figlio di Dio da parte degli Armeni non poteva essere tollerata dal popolo musulmano che considerava peccato imperdonabile attribuire a un “uomo” lo status divino che spetta solo ad Allah.


Il Popolo Armeno


Circa il 95% della popolazione Armena appartiene alla Chiesa Apostolica Armena, che professa un Cristianesimo monofisita orientale (non-calcedoniano).


È fortemente conservatrice e intensamente ritualistica, per questo affine a quella Copta.


Oggi il popolo armeno vive prevalentemente distribuito tra la Repubblica d'Armenia, con capitale Yerevan, e una vasta diaspora mondiale, conseguenza storica delle persecuzioni e del genocidio del 1915. Su una popolazione totale stimata tra gli 8 e i 10-11 milioni di persone di origine armena, solo circa 3 milioni vivono nello stato armeno.


La Turchia, erede principale dell’Impero Ottomano scomparso con la prima guerra mondiale, riscopre oggi l'identità degli Armeni attraverso un difficile processo di recupero della memoria storica avviato da Erdoğan nel 2002. Tuttavia per Ankara la parola “genocidio” è ancora oggi tabù, rappresentando uno dei principali motivi di impedimento all’ingresso dello Stato Turco nell’Unione Europea.


Questo articolo è uscito su «Luci sul cammino», n. 2/2026. Sfoglia il numero completo in PDF

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