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Pellegrini a Subiaco, dal Sacro Speco alla Trinità

Il 24 ottobre un gruppo della parrocchia con don Bernardo: il monastero di San Benedetto a Subiaco, il pranzo ad Arcinazzo e il santuario della Santissima Trinità a Vallepietra

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Il gruppo della parrocchia davanti al monastero di San Benedetto a Subiaco

Questo pellegrinaggio ha avuto la guida spirituale di don Bernardo, il nostro nuovo parroco, con il quale all’inizio del viaggio abbiamo recitato le Lodi e pregato il Signore perché ci accompagnasse nella giornata.

Siamo partiti alle 7.30 alla volta del Sacro Speco di San Benedetto. Il viaggio è durato circa due ore per il traffico sul GRA, rallentato da ben due incidenti, ma intorno alle 9.30 abbiamo raggiunto la nostra meta. Parcheggiato il pullman, ci siamo incamminati per la salita che porta al monastero: è lunga e non particolarmente ripida, ma va affrontata con calma per non arrivare in cima con il fiatone.

Sul piazzale davanti all’ingresso, in attesa della guida, ne abbiamo approfittato per un caffè alla “macchinetta” del negozio di souvenir, dove alcuni di noi hanno poi fatto qualche acquisto. Raggiunti dalla guida e indossate le radioline, è cominciata la visita.

Il monastero di San Benedetto sorge sulle pendici del monte Taleo, nel territorio di Subiaco: due chiese sovrapposte e molte cappelle che seguono l’andamento della parete rocciosa, sorrette da nove alte arcate. L’interno è un labirinto di ambienti, talvolta ricavati nella roccia, ricoperti di affreschi di varie epoche, dalle prime opere bizantine (VIII secolo) ai cicli di scuola senese e umbro-marchigiana del XIV e XV secolo. Tre i temi principali: la Passione di Cristo, la vita della Madonna e la vita di san Benedetto. Qui si trova anche il ritratto di san Francesco del 1223, la prima raffigurazione fedele del Santo, dipinta quando era ancora in vita: era in restauro e purtroppo non abbiamo potuto vederlo.

Il monastero di San Benedetto a Subiaco, aggrappato alla roccia sopra la valle

La chiesa inferiore custodisce il Sacro Speco, la grotta (dal latino specus) dove il giovane Benedetto da Norcia visse per tre anni da eremita, seguendo l’esempio dei padri anacoreti. Lo sapeva solo un monaco, Romano, che dall’orlo della roccia gli calava con una lunga corda il cibo per sopravvivere. Nella grotta c’è una bella statua in marmo di Carrara di san Benedetto giovane. Dopo il tentativo di avvelenamento da parte di Fiorenzo, parroco della chiesa di San Lorenzo sulla riva sinistra dell’Aniene, Benedetto lasciò la grotta, che per circa seicento anni rimase luogo di preghiera per i religiosi del vicino monastero di Santa Scolastica.

Lasciato il Sacro Speco con il racconto della guida impresso nella mente e nel cuore, alcuni di noi sono scesi per il sentiero dell’andata, altri per la strada carrabile, un po’ più lunga ma decisamente meno faticosa.

Risaliti sul pullman, siamo partiti verso gli Altipiani di Arcinazzo, su una strada fatta più di curve che di rettilinei, fino al ristorante “Sorpaiolo”, che conosce bene il nostro diacono Massimo, di casa da queste parti: un pranzo eccellente, dall’antipasto all’amaro.

Poi di nuovo in pullman verso il santuario della Santissima Trinità, a Vallepietra. Dal parcheggio abbiamo percorso a piedi un sentiero un po’ impervio, lungo e bagnato (per alcuni il santuario ha messo a disposizione due auto). Lungo la strada, le bancarelle vendono oggetti religiosi e candele di ogni misura, che si accendono vicino al santuario e lì si lasciano in segno di devozione o per chiedere una grazia.

Arrivati, dopo una sosta in preghiera, don Bernardo ci ha raccontato la storia del santuario, le cui origini restano in parte oscure. Due le leggende. Secondo quella popolare, un contadino che arava in cima al colle vide precipitare i buoi e l’aratro; sceso alla base della parete rocciosa, trovò i buoi inginocchiati davanti a un misterioso dipinto della Trinità, apparso in una piccola grotta. Quella letteraria racconta di due ravennati fuggiti da Roma durante la persecuzione di Nerone e visitati sul monte Autore dagli apostoli Pietro e Giovanni; il giorno dopo sarebbe apparsa la Santissima Trinità a benedire il monte. Gli studiosi pensano piuttosto a monaci orientali o eremiti, come suggeriscono le Tre Persone che benedicono alla maniera greca e nomi come Sion, il monte di fronte, e Cappadocia, il paese vicino sul versante abruzzese; altri attribuiscono la fondazione a san Domenico di Sora.

Il santuario conserva diversi affreschi: il più prezioso è proprio l’immagine venerata: le Tre Persone della Trinità; accanto, scene evangeliche (Annunciazione, Natività, adorazione dei Magi, Presentazione al Tempio), due Madonne e alcuni santi.

L’affresco delle Tre Persone della Trinità nel santuario di Vallepietra

Siamo tornati a Roma verso le 19.30, stanchi ma felici per aver vissuto un’esperienza così bella e intensa, che ci ha fatto crescere insieme nella fede.

Per saperne di più

Il Sacro Speco. Il monastero di San Benedetto sorge a Subiaco, aggrappato alla parete di Monte Taleo, nel Parco dei Monti Simbruini. Qui il santo visse in penitenza e contemplazione nel VI secolo, prima di fondare i suoi monasteri. La chiesa inferiore risale al XII secolo, quella superiore fu aggiunta verso la metà del Trecento. Le pareti conservano cicli di affreschi dei secoli XIII e XIV, che raccontano la Passione di Cristo, la vita della Madonna e quella di san Benedetto. Nel complesso si trova anche quello che è considerato il più antico ritratto di san Francesco d’Assisi, arrivato a Subiaco nel 1223. Insieme al vicino monastero di Santa Scolastica forma un unico complesso. Si visita ogni giorno, senza prenotazione, al mattino e nel pomeriggio.

La Santissima Trinità. Il santuario di Vallepietra, nei Monti Simbruini, sorge a circa 1.337 metri di altitudine, addossato a un’imponente parete rocciosa. Al centro c’è un affresco di stile bizantino, del XII secolo, che raffigura le Tre Persone sedute una accanto all’altra, con il libro in mano, nell’atto di benedire alla maniera greca. Una scalinata scende lungo la roccia fino al santuario, meta da secoli di pellegrinaggi: sui sentieri che attraversano le montagne camminano ancora oggi tanti fedeli. Secondo la tradizione popolare, i buoi di un contadino precipitarono dalla rupe e furono trovati incolumi davanti alla grotta che custodisce l’immagine. L’ingresso è libero. Di norma è aperto da maggio a ottobre; meglio informarsi prima di partire.

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