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Ritiro di Pentecoste: domenica per respirare

10 giu
Tempo di lettura: 4 min

Aggiornamento: 7 ott

Ritiro di Pentecoste: domenica per respirare

di Alessia Mastropietro De Pardo


L’idea del ritiro parrocchiale non è nata da un programma scritto a tavolino, ma da un desiderio che, piano piano, ha preso forma durante gli incontri della pastorale familiare. Si parlava di famiglie, di come accoglierne di nuove, di come accompagnare quelle che già vivono la parrocchia come casa. E, quasi senza accorgercene, è emersa una verità semplice: anche chi si impegna ogni giorno nelle attività parrocchiali sente il bisogno di nutrire lo spirito, di fermarsi, respirare, ascoltare.


Da lì, l’intuizione: regalare alla comunità un tempo di ritiro. Una domenica. Un luogo raccolto. Un’occasione per ritrovarsi. E quando abbiamo guardato il calendario, ci siamo accorti che la data scelta era proprio la Solennità di Pentecoste. Una coincidenza che non sembrava affatto una coincidenza. Parlare dello Spirito Santo nel giorno in cui la Chiesa celebra il suo soffio originario: era come se Qualcuno avesse già preparato tutto.


La giornata è iniziata con la Santa Messa nella nostra parrocchia, un momento di preghiera che ha dato il tono a tutto ciò che sarebbe venuto dopo. Poi, in un piccolo pellegrinaggio comunitario, ci siamo spostati verso la Chiesa Stella Maris, un luogo semplice, perfetto per accogliere un ritiro.


La catechesi di don Fernando è stata uno dei momenti più toccanti della giornata: stimolante e concreta. Ma ciò che l’ha resa davvero speciale è stato il contesto emotivo in cui l’abbiamo vissuta. Ognuno di noi sapeva che quello sarebbe stato uno tra gli ultimi momenti di condivisione con lui, prima della conclusione del suo mandato tra noi.


Questa consapevolezza ha reso ogni parola più preziosa, ogni sorriso più carico di gratitudine. Mentre ci guidava a riflettere sull’azione dello Spirito nella comunità, sembrava quasi che stesse consegnando un’eredità: un invito a custodire ciò che abbiamo costruito insieme e a continuare a camminare con lo stesso spirito di servizio e di ascolto che lui ha incarnato in questi anni. Un momento in cui abbiamo sentito forte il legame con lui e il dono stesso dello Spirito.


Il pranzo condiviso durante il ritiro di Pentecoste

Le testimonianze hanno aperto uno spazio di riflessione sincera. Sono stati interventi partecipati e ascoltati, che hanno fatto percepire quanto lo Spirito stesse lavorando nei nostri cuori.


Il pranzo: la gioia di stare insieme


Poi è arrivato il momento più conviviale: il pranzo condiviso. Chiacchiere e risate tra le tavolate piene. I bambini correvano fuori, liberi di giocare come in oratorio: palloni, musica e giochi.


Il pomeriggio e i laboratori


Dopo la pausa ci siamo divisi in due gruppi di laboratorio, ciascuno con un tema che toccava la vita concreta della parrocchia.


Con Maria abbiamo parlato di comunicazione: dei muri che a volte si alzano, dei pregiudizi che impediscono un ascolto vero, dei limiti personali che ciascuno porta. Il gruppo ha cercato una regola d’oro da portare nei prossimi incontri: un piccolo passo, ma concreto.


Il ritiro non è stato solo un appuntamento, ma un inizio. Un seme piantato nella terra buona della nostra comunità. Un invito a camminare insieme, a riconoscere i doni di ciascuno, a costruire relazioni più vere, a rendere la parrocchia una casa sempre più accogliente.


Lo Spirito Santo ha soffiato forte. Ora tocca a noi custodire questo vento buono e lasciarci guidare da chi verrà!


Una testimonianza durante il ritiro di Pentecoste

Claudia Nicolò: "Dono che si riceve ogni giorno"


Il coinvolgimento attivo nella vita parrocchiale è iniziato "quasi per caso", con il catechismo della figlia, trasformandosi in autentica comunione ecclesiale. "Oggi ci sentiamo più arricchiti. Come dice don Fernando, siamo comunità", spiega. La svolta pastorale è avvenuta durante la pandemia: "Non siamo isolati, ma ci mettiamo a disposizione per essere di supporto a chi ci sta accanto". Un impegno vissuto come grazia: "Quello che proviamo a fare per gli altri è un dono che riceviamo tutti i giorni".


Giuseppe Latella: "Dalla Messa all'impegno"


Per undici anni la sua presenza in parrocchia si era limitata alla "Messa la domenica". Una percezione mutata aderendo a un percorso sperimentale di catechismo e rispondendo a un appello del parroco per nuovi formatori. "Non me lo sarei mai aspettato. E senza accorgermene, adesso sono qui e credo di non poterne fare a meno", confida Giuseppe. Un servizio, svolto oggi affiancando sedici bambini, letto come chiaro intervento dello Spirito: "Tutto quello che raccolgo dall'esperienza che sto vivendo è un dono".


Una testimonianza durante il ritiro di Pentecoste

Alessandra Provenza: "Una comunità viva"


"Lo Spirito Santo è Paraclito, colui che ci sta accanto. A volte facciamo fatica a sentirlo nel quotidiano, ma c'è". Alessandra racconta una fede che si fa concretezza nella vita parrocchiale: "Quello di cui mi parlava mio nonno non era un'idea, ma è diventato il mio modo di vivere grazie alla rete costruita in questa parrocchia". Un segno tangibile che si ritrova in quelle che definisce "Dio-incidenze": "Capiamo che non siamo noi, ma è qualcuno che ci accompagna. Lo Spirito deve essere donato, perché abbiamo costruito una rete".


Daniele Arculeo: "Fare insieme"


Spiegare l'azione dello Spirito "è dura, un argomento tosto che mette anche in imbarazzo", ammette Daniele. La sua chiave di lettura si traduce nella carità operativa e nel mutuo aiuto: "Io lo decodifico in ciò che ci permette di fare quello che da soli non riusciamo a fare". Il riferimento è a una catena di solidarietà per una missione in Sud Sudan, resa possibile dal "supporto di una comunità generosa che ha donato non solo tempo ma anche soldi. Cosa avremmo scommesso per riuscire a fare quello che siamo riusciti a fare in tre anni?".


Questo articolo è uscito su «Luci sul cammino», n. 5-6/2026. Sfoglia il numero completo in PDF

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