Un anno con Leone
Aggiornamento: 7 ott

a cura della Redazione
C'è un'immagine che resta, di quella sera dell’8 maggio 2025 in cui sulla Loggia delle Benedizioni si è affacciato un Papa che in pochi conoscevano davvero. Il nome scelto - Leone XIV - non era una citazione erudita: era un programma. Tornare alla Rerum novarum, alla questione sociale, alla Chiesa che parla al mondo del lavoro e delle nuove povertà generate dalle tecnologie di oggi.
Dodici mesi dopo, una rotta si vede. Leone XIV governa per articolazione: ascolta, consulta, decide con sobrietà. Della pace ha fatto un esercizio quotidiano, non un'enfasi retorica. Dell'intelligenza artificiale una questione antropologica, non un gadget tecnologico. E resta il parroco di tutti, quello che cita sant'Agostino non come ornamento, ma come bussola.
Un anno è poco per giudicare un pontificato. È abbastanza per riconoscerne la direzione: una Chiesa che non rincorre il proprio tempo, ma lo abita. Che non urla, ma parla. È quello che, in fondo, si chiede anche a noi.
Questo articolo è uscito su «Luci sul cammino», n. 4/2026. Sfoglia il numero completo in PDF




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