Di Liegro, verso gli altari
Il cardinale Reina ricorda in Laterano il primo direttore della Caritas di Roma, avviata la causa di canonizzazione, mentre il nuovo rapporto ne raccoglie l’eredità tra le povertà di oggi

Lo scorso 12 ottobre, nella Basilica di San Giovanni in Laterano, il cardinale Baldassare Reina ha celebrato una Messa per ricordare don Luigi Di Liegro, sacerdote romano, primo direttore della Caritas di Roma e probabile prossimo santo della Chiesa universale. Il 18 settembre 2026, durante l’Assemblea diocesana di Roma, Leone XIV aveva dichiarato: “Ho approvato con gioia la decisione di compiere i passi necessari perché sia avviata l’inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità di don Luigi Di Liegro, presbitero di questa Chiesa, morto il 12 ottobre 1997”.
Nell’editto per la causa di canonizzazione il cardinale Reina lo ha ricordato come un uomo “innamorato di Dio”, capace di “fronteggiare tutte le povertà esistenziali”. Chi ha avuto modo di conoscerlo, come chi scrive, non può che associarsi. Direttore della Caritas dal 1979 fino alla morte, don Luigi ha amato Roma con effetti formidabili: a distanza di quasi cinquant’anni dalla fondazione della Caritas romana, la nostra comunità di credenti ha fatto un passo avanti notevole nell’organizzazione del sostegno ai più deboli.
Con il suo innato carisma e la sua profonda comunione con Gesù, ha suggerito ai tantissimi volontari della città di dotarsi di strumenti efficaci e concreti per operare il bene: le connessioni informatiche, le mense sociali, i centri di ascolto, i presìdi sanitari, i ricoveri per i senza tetto. E ha fatto capire a tutti noi che “per operare il bene non è sufficiente la coerenza dei principi, ma è necessaria l’incoerenza del cuore che non conosce casi generali ma solo il particolare ed è grande perché agisce nella sfera del piccolo” (Boris Pasternak, Il dottor Živago).

È riuscito così a indirizzare la sua Caritas verso il modello di amore insegnato da Gesù: totale, coraggioso, imprevedibile, persino irragionevole.
Giustino Trincia, attuale direttore della Caritas di Roma, presentando il rapporto “Una carità che interroga e rigenera”, ha affermato: “L’eredità che don Luigi ci lascia è la sua grande, incondizionata libertà rispetto al giudizio degli uomini, persino nei confronti degli stessi potenti del suo tempo, vissuta unicamente per fare la volontà del Signore in ogni istante”.
Per capire il valore di quel lascito vale la pena riflettere sui risultati del rapporto, la fotografia più nitida e fedele del disagio che si vive a Roma e dell’impegno di tante persone per aiutare i più fragili. Ne emerge una città in cui la povertà è un fenomeno diffuso e in crescita, non sufficientemente contrastato con misure strutturali. Per contro la Caritas mostra una presenza radicata nel territorio: oltre 1.600 volontari attivi nelle parrocchie romane, a cui si aggiungono altre 600 persone che svolgono un servizio almeno una volta alla settimana nelle strutture di accoglienza della diocesi. Ci sono poi i giovani, con il servizio civile universale (42 volontari), 37 classi di scuola e 64 gruppi parrocchiali.
Sul piano del diritto al cibo, le tre mense sociali hanno accolto circa 12.300 persone, 3.535 delle quali per la prima volta nel 2025. Nei cinque Empori della solidarietà (il sesto, al Tuscolano, è stato attivato di recente) sono state accompagnate 1.362 famiglie con buoni spesa, mentre 3.210 persone hanno ricevuto sostegno con 26.112 pacchi alimentari, per un totale di 237 tonnellate di viveri.
Per la povertà abitativa, che “non riguarda soltanto chi vive in strada”, solo l’Ostello Don Luigi Di Liegro, vicino alla stazione Termini, ha garantito più di 63mila pernottamenti, ospitando 554 persone; a queste si aggiungono le 126 di Casa Santa Giacinta, le 35 mamme con bambini di Casa Santa Bakhita ad Acilia e i 53 uomini del centro per stranieri “Ferrhotel”. Sul versante della salute, il Poliambulatorio della stazione Termini ha incontrato 3.707 persone provenienti da 117 Paesi ed erogato 17.112 prestazioni sanitarie; il Centro odontoiatrico ha assistito 788 pazienti. Ci sono poi l’assistenza legale (134 persone) e l’inclusione lavorativa, con 560 persone accompagnate in percorsi di orientamento e formazione.
I dati non si limitano a “fotografare”: ispirano le linee del prossimo triennio, con “l’obiettivo di trasformare le esperienze concrete di servizio in percorsi di partecipazione e corresponsabilità”, perché le comunità imparino a leggere le povertà, costruire relazioni e assumere insieme la responsabilità del territorio, ha spiegato Trincia.
Per l’energia e l’amore con cui si dedicano a rendere meno dura la vita dei nostri fratelli più fragili, un sentito ringraziamento alla Caritas diocesana e ai parrocchiani di Santa Maria del Carmelo.



