Il Papa in cammino
Dal 6 al 17 novembre Leone XIV in Uruguay, Argentina e Perù, a poche settimane dall’operazione: per parlare di dignità va dove la dignità fa più fatica a farsi vedere

Alle 7.05 di venerdì 6 novembre l’aereo di Leone XIV si stacca dalla pista di Fiumicino. Tredici ore e mezza di volo, poi Montevideo. Un Papa operato meno di un mese fa attraversa l’Atlantico e per dodici giorni, fino al 17, non si ferma: Uruguay, Argentina, Perù.
Ci sono Paesi che aspettano un Papa da quasi quarant’anni. L’Uruguay e l’Argentina, dove un Pontefice non arrivava dai tempi di Giovanni Paolo II. Poi c’è il Perù, la terra in cui Robert Prevost è stato prete e vescovo prima di diventare Leone: per lui non è una tappa, è un ritorno.
Più dei circa quaranta discorsi, tutti in spagnolo, parlano i luoghi scelti. Il Piccolo Cottolengo di don Orione. Un carcere. Le veglie con i giovani. L’Amazzonia di Pucallpa, con i suoi popoli. Un Papa che per parlare di dignità va dove la dignità fa più fatica a farsi vedere.
C’è una lezione in questo modo di viaggiare. Il Papa non porta soltanto una parola: arriva per stare, per guardare in faccia le persone, per lasciarsi cambiare dall’incontro. Lo fa a poche settimane da un’operazione, e questo dà al gesto un peso in più.
Dalle Ande di Cusco alle pampas di Pimentel, una Chiesa che sceglie di farsi trovare per strada.
Noi restiamo qui, ma non fermi. Ogni preghiera che sale dal Carmelo è un chilometro in più del suo cammino.



