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Il Papa che si affida

18 ore fa
Tempo di lettura: 1 min
Papa Leone XIV alla finestra del Palazzo Apostolico per l’Angelus

Il bollettino più importante Leone XIV lo ha scritto da sé, domenica 11 ottobre, dalla finestra dell’Angelus: “Durante alcuni controlli, i medici mi hanno trovato un nodulo circoscritto al polmone”. Niente indiscrezioni né mezze smentite, nessun “si apprende da fonti vicine”.


In un tempo in cui la salute dei potenti si amministra come un segreto di Stato, il Papa ha scelto la via più semplice: dirlo. Una pellegrina in piazza l’ha riassunto meglio di qualsiasi vaticanista: una notizia data “in famiglia”.


Martedì 13 ottobre, al Gemelli, i chirurghi hanno asportato il lobo inferiore del polmone destro. L’intervento è riuscito senza complicanze. L’esame istologico estemporaneo, in attesa di quello definitivo, ha confermato un adenocarcinoma, individuato in una fase molto iniziale. Al risveglio ha chiesto la cena: segno che anche i Papi, per fortuna, hanno fame.


C’è una lezione in questa trasparenza. Giovanni Paolo II aveva portato la sua fragilità davanti al mondo. Leone XIV la rende ordinaria, la chiama per nome, senza drammi e senza veli. Un Papa malato resta Papa, e chi si affida alle mani dei medici si affida anche a quelle di Dio.


Poi una richiesta, l’unica: “Mi affido alla vostra preghiera”. Tocca a noi, comunità del Carmelo, in questo ottobre del Rosario. Ogni decina, una carezza a chi ci guida.


Questo articolo è uscito su «Luci sul cammino», n. 10/2026. Sfoglia il numero completo in PDF

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