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Prima l'uomo. Sempre.

10 giu
Tempo di lettura: 2 min
Prima l'uomo. Sempre.

di Riccardo Benotti


Un'enciclica sull'intelligenza artificiale in cui la parola “persona” ricorre 160 volte e “intelligenza artificiale” solo quindici. Non è un paradosso: è il punto centrale.


Leone XIV ha firmato il 15 maggio scorso - nel 135° anniversario della Rerum novarum - la prima enciclica della storia dedicata all'intelligenza artificiale. E l'ha costruita interamente con il vocabolario dell'umano. Se nel 1891 le "nuove questioni" avevano il volto della rivoluzione industriale e della questione operaia, oggi hanno quello della digitalizzazione e dell'IA. La questione sociale del nostro tempo, dice il Papa, non è diversa per natura da quella di allora. Cambia il volto, resta la posta: la dignità dell'uomo che lavora, che soffre, che spera.


Il bersaglio si chiama paradigma tecnocratico: quella tendenza - sempre più naturale - a misurare il valore di una persona in base alla sua efficienza. Quando questo accade, “l'essere umano è tentato di pensarsi come un progetto da ottimizzare più che come una creatura chiamata alla relazione”. La risposta del Papa è netta: fragilità, corpo, sofferenza non sono difetti da correggere. Sono il luogo in cui si gioca la libertà. Il transumanesimo viene letto come la tentazione di tradurre “il mistero della persona in dati e prestazioni”.


Prima l'uomo. Sempre.

I campi in cui il testo entra sono concreti. Il potere, anzitutto: i principali motori dello sviluppo tecnologico sono oggi attori privati, spesso transnazionali, con risorse superiori a quelle di molti governi. Poi la guerra, dove l'automazione tocca il nervo morale: quando la decisione di colpire si automatizza, cresce il rischio di deresponsabilizzazione. Poi la verità, minacciata da una disinformazione che “non nasce con l'IA, ma trova oggi in essa un moltiplicatore potente”.


Alla presentazione dell'enciclica, Christopher Olah, co-fondatore di Anthropic - una delle aziende che costruisce i sistemi di IA più potenti al mondo - ha detto qualcosa di inatteso: “Abbiamo bisogno di voci morali che gli incentivi non possano piegare”. Non era un omaggio alla Chiesa. Era una richiesta.


Leone XIV ha risposto con parole che vengono da lontano, dai suoi anni di missione in Perù: “Ricostruire non significa semplicemente sostituire ciò che è stato distrutto. Significa riparare i legami, restituire la fiducia, ridestare la speranza nel futuro”.


Non un testo sulla tecnologia, dunque. Magnifica humanitas parla dell'uomo. E forse anche di noi, comunità che si interroga - dentro la vita ordinaria del quartiere, della famiglia, della parrocchia - su cosa significa restare umani.


Questo articolo è uscito su «Luci sul cammino», n. 5-6/2026. Sfoglia il numero completo in PDF

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