La Pasqua nell’arte: dalla Crocifissione alla Resurrezione
Aggiornamento: 7 ott

di Alessandra Provenza
È dalla Pinacoteca di San Lorenzo a Cento che arriva questo capolavoro firmato da Giovanni Francesco Barbieri. Il pittore, da tutti conosciuto come il Guercino per il suo lieve strabismo, è nato proprio qui, in provincia di Ferrara, dove oggi continua a essere ricordato attraverso l’intensa scena della Crocifissione con la Madonna, la Maddalena e san Giovanni Evangelista. Realizzata intorno al 1640, originariamente per la Chiesa del Santissimo Rosario, ha trovato una nuova collocazione dopo il terremoto che ha colpito l’Emilia-Romagna nel 2012.

E così come scrive Giovanni (19,25-26):
“Stavano presso la croce di Gesù, sua madre […] Maria di Màgdala […] e […] il discepolo che egli amava”
ritroviamo Cristo con le tre figure immerse nel dolore. La sua testa è reclinata, gli occhi chiusi, il torace sollevato dall’ultimo respiro: un istante sospeso tra morte e abbandono. Intorno a lui è inscenato un piccolo “teatro del dolore”. Ogni personaggio ha un ruolo spirituale preciso. Cominciamo dalla Vergine che guarda Cristo con un dolore composto: è la madre che contempla il mistero, non la donna disperata. Il suo dolore diventa fede. Maria Maddalena, invece, è colta in un gesto intimo, quasi fisico mentre abbraccia la croce: è la figura più emotiva, il dolore che piange. Infine, San Giovanni è il discepolo fedele, colui che resta: il suo è un dolore trattenuto, quasi sacerdotale. Guercino, attraverso realismo e spiritualità, racconta il sacro attraverso questi gesti umani che trasmettono un amore sincero.
La composizione è dominata da un cielo scuro e tempestoso: è una luce teologica, che indica la presenza del Padre nel momento del sacrificio, ma è anche quello che si verifica, come ricorda Matteo (27,45):
“Da mezzogiorno fino alle tre del pomeriggio si fece buio su tutta la terra”
Negli ultimi decenni, astronomi e storici hanno ricalcolato con grande precisione i fenomeni celesti avvenuti nel periodo della Passione. Utilizzando software astronomici moderni e i dati della NASA, hanno verificato che la sera del 3 aprile dell’anno 33 d.C. - una delle date più probabili della crocifissione - a Gerusalemme si verificò davvero un’eclissi di Luna.
La luce accarezza nuovamente il nostro sguardo con questa famosa Resurrezione firmata, intorno al 1463, da Piero della Francesca che - per tradizione - si riconosce nel secondo soldato da sinistra con l’armatura marrone.
“Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto” (Lc 24,5-6)
L’alba che vedete nella scena non è un dettaglio ma il simbolo del mondo che ricomincia, come potete scoprire nel paesaggio diviso in due metà: a sinistra, gli alberi spogli emergono dalla terra invernale; a destra, invece, la vegetazione rinasce dalle colline. Piero della Francesca ci offre una metafora visiva della Pasqua: prima e dopo, morte e vita, inverno e primavera. Ma mentre Cristo si erge poggiando il piede sinistro sul bordo del sepolcro, i soldati sono ancora addormentati. Rappresentano l’umanità che non si accorge del miracolo che sta accadendo. Anche qui il contrasto è voluto: il mondo dorme, Cristo veglia. E così, in una composizione perfettamente geometrica e bilanciata, che ispira una calma che si fa eternità, risuona Giovanni (11,25):
“Io sono la risurrezione e la vita”
Buona Pasqua, nella luce dell’arte e della fede.
Questo articolo è uscito su «Luci sul cammino», n. 3/2026. Sfoglia il numero completo in PDF




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