Il primo incontro

di Filiberto Bilotti
Una serata semplice, intensa e carica di attesa ha segnato l'incontro del 15 giugno della nostra comunità parrocchiale con don Bernardo Di Matteo, chiamato ad accompagnarci nel prossimo tratto di cammino. Con parole sincere e dirette, il nuovo parroco si è presentato, condividendo la sua storia e, soprattutto, il suo cuore di sacerdote.
Di fronte ai membri dei gruppi parrocchiali che hanno gremito la sala Sant'Elia come nelle grandi occasioni, ha esordito dicendo "Buonasera a tutti… è un piacere conoscervi", confessando con immediatezza di sentirsi "visibilmente frastornato" di fronte a questo nuovo inizio. Don Bernardo ha 57 anni e il prossimo 14 agosto compirà trentadue anni di sacerdozio. Guardando al suo percorso, ha affermato con convinzione di essere "felice di esserlo", pur riconoscendo che non tutti i giorni sono facili: "ci sono fatiche, spine", ma la sua vita sacerdotale è stata sempre, nel profondo, una vita felice.
Il prossimo 31 agosto terminerà il suo servizio come parroco dopo 14 anni a Santa Maria Domenica Mazzarello, nella realtà vivace di Cinecittà, legata all'istituto salesiano. Ha ricordato quel territorio come uno dei più densamente popolati d'Italia, segnato da una storia complessa e da una significativa crescita negli anni passati. Arrivato lì a 44 anni, ha costruito legami profondi con la comunità e, proprio per questo, il distacco non è semplice: "si tratta di spezzare legami costruiti nel tempo". Ha chiesto a tutti di pregare per lui, perché il cambiamento, anche per un sacerdote, è umanamente faticoso. Tuttavia, lo vive come parte della vocazione missionaria: essere inviati dove c'è bisogno.
Ripercorrendo il suo cammino, ha ricordato anche i dieci anni precedenti come viceparroco a Santa Silvia, caratterizzati da una forte presenza giovanile.
Don Fernando, che ha guidato la nostra comunità a partire dagli anni difficili della pandemia, ha presentato a don Bernardo i vari gruppi parrocchiali, descrivendone brevemente attività e tratti salienti: i sacerdoti (don Alessandro e i sacerdoti collaboratori), i ministri istituiti (3 diaconi permanenti, 5 accoliti di cui 4 donne, 2 lettori, 2 catechiste istituite), i ministri straordinari, il gruppo degli adoratori, i ministranti, il Consiglio per gli Affari Economici, il Consiglio Pastorale Parrocchiale, la Caritas parrocchiale e l'emporio solidale, l'oratorio, il catechismo – con particolare riferimento all'esperienza della catechesi sperimentale che ha permesso di rigenerare il tessuto parrocchiale – il gruppo dei diversamente giovani, il gruppo per la pastorale famigliare, il coro, l'Azione Cattolica, il comitato feste, le attività sportive (basket e calcio) e teatrali, la segreteria.
Don Fernando lascia in eredità una Chiesa viva, dove tanti collaborano e un modello di comunità in cui molti si sentono chiamati a servire.
Don Bernardo, riprendendo la parola, ha sottolineato con semplicità che, di fronte alla ricchezza di attività e servizio che gli è stata presentata, per conoscere davvero la nostra realtà avrà bisogno di tempo: "abbiate pazienza con me". Non arriva con schemi pastorali precostituiti, ma con il desiderio di entrare "in punta di piedi", ascoltare e costruire relazioni. Ha spiegato che nella sua precedente esperienza ha spesso dovuto "tirare la carretta da solo", con pochi collaboratori e un territorio popoloso. Qui da noi si apre per lui una nuova sfida: imparare a valorizzare una ministerialità più ricca, accompagnando ciascuno con la presenza e il sostegno che ci si attende da un parroco.
Al centro del suo intervento è emersa con forza una visione chiara di parrocchia. L'obiettivo è "intessere relazioni", favorire la partecipazione senza irrigidire troppo le strutture, così da coinvolgere anche chi è più distante. "Il parroco non è il pifferaio magico", ha detto con realismo: non è una persona sola che attira o risolve tutto, ma parte di una comunità chiamata a vivere insieme la fede.

Con uno sguardo concreto, ha richiamato alla necessità di non fermarsi ai confini visibili della parrocchia: "quando si parla di parrocchia bisogna guardare oltre i recinti".
Non basta far funzionare bene le attività interne: occorre rivolgersi anche a chi è fuori, a chi fatica a incontrare la comunità e a essere intercettato. In particolare, ha lanciato una domanda importante frutto delle sue precedenti esperienze: "dove sono i bambini? come li intercettiamo?". Un invito a non perdere di vista le nuove generazioni e a cercare modalità nuove per incontrarle.
E tutto questo trova il suo fondamento in un punto essenziale: "la radice della comunità è l'Eucaristia". Senza il raccoglimento attorno all'Eucaristia, ha ricordato, si rischia di essere solo "una bella compagnia" che anima un territorio. La parrocchia ha certo anche una funzione sociale, ma la sua identità nasce dall'incontro con il Signore.
Guardando ai prossimi passi, don Bernardo ha annunciato che il mese di settembre sarà dedicato agli incontri, anche personali, per conoscersi meglio. Desidera ascoltare ciascuno, per comprendere dove la comunità possa crescere e quale immagine di parrocchia ognuno porti con sé. Le diverse sensibilità, infatti, rappresentano una ricchezza, specie per chi si affaccia ora per la prima volta alla realtà della nostra comunità. Già ad agosto sarà presente di mattina in parrocchia, per iniziare fin da subito a costruire relazioni più dirette.
L'incontro si è concluso in un clima di fiducia e attesa. Don Bernardo ha iniziato a farsi conoscere non con programmi dettagliati, ma con uno stile semplice e pacato, caratterizzato da ascolto, gradualità, relazioni. Un invito per tutti a camminare insieme, con pazienza e apertura, lasciandoci guidare da ciò che davvero ci unisce: l'Eucaristia e il desiderio di essere comunità viva, capace di accogliere e di andare incontro a tutti.
Questo articolo è uscito su «Luci sul cammino», n. 7-8/2026. Sfoglia il numero completo in PDF




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