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Introduzione alla felicità:
la felicità dei poveri, degli afflitti e dei miti

Nel quarto giorno degli esercizi spirituali, don Fabrizio Centofanti introduce il discorso delle Beatitudini (Mt 5), presentando la felicità evangelica come spazio per Dio, gioia dello Spirito e mitezza che rinuncia alla conquista per vivere da figli che ereditano.

Nel quarto giorno degli esercizi spirituali alla parrocchia Santa Maria del Carmelo, don Fabrizio Centofanti è entrato nel discorso delle Beatitudini (Mt 5), cuore dell’“Introduzione alla felicità”. La meditazione ha presentato la felicità evangelica come spazio per Dio, gioia diversa da quella mondana e mitezza che rinuncia alla conquista per vivere da figli che ereditano.

I malati portati a Gesù

Il Vangelo presenta un lungo elenco di malati portati a Gesù: sofferenti, tormentati, paralitici, afflitti. La meditazione ha sottolineato che Cristo non elimina semplicemente il male, ma lo prende su di sé. Questa presenza che assume la sofferenza suscita nel credente una risposta fondamentale: il grazie.

L’Eucaristia è stata riletta proprio in questa chiave: il centro della fede è il ringraziamento. Nella tradizione biblica, infatti, il grazie si esprimeva narrando ciò che Dio aveva compiuto nella vita. La domanda posta ai partecipanti è stata: abbiamo qualcosa da raccontare come gratitudine al Signore?

 
Le folle e la fede personale

Il Vangelo ricorda che molte folle seguivano Gesù. Questo dato è stato collegato alla situazione contemporanea, in cui esistono nuove “folle” virtuali e forme superficiali di appartenenza. La meditazione ha proposto un percorso in quattro livelli: che cosa sono, come vivo, perché credo, per chi vivo.

Il livello decisivo è l’ultimo: per chi. La fede trova il suo senso pieno quando è vissuta per Cristo e in relazione con Lui.

 
Gesù sale sulla montagna

L’evangelista introduce il discorso delle Beatitudini con una scena solenne: Gesù sale sulla montagna, si siede come maestro e apre la bocca. Tutti questi elementi indicano che sta per parlare Dio stesso. Il movimento del salire diventa simbolo della vita spirituale: entrare nel discorso della felicità evangelica significa elevarsi, uscire dal livello abituale dell’esistenza e lasciarsi guidare dalla parola divina.

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Felicità e fecondità

La prima parola delle Beatitudini non è “beati” in senso moralistico, ma makarioi, cioè felici. Gesù annuncia la via della felicità. La meditazione ha distinto tra essere contenti, cioè appagati, ed essere felici, cioè fecondi. La felicità evangelica è generativa: produce vita, relazione, apertura.

Per questo Gesù può dichiarare felici i poveri in spirito: coloro che riconoscono la propria insufficienza e fanno spazio a Dio. Solo chi non è pieno di sé può accogliere il regnare di Dio nella propria vita.

La gioia che consola

Un’altra Beatitudine afferma: felici gli afflitti. Non si tratta di esaltare la sofferenza, ma di indicare chi rinuncia alla gioia superficiale del mondo per aprirsi a una gioia più profonda. Il termine evangelico richiama il Paraclito, lo Spirito Consolatore. Chi non si accontenta della gioia effimera diventa capace di accogliere la gioia stessa di Cristo: “perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena”.

La mitezza che eredita

Gesù proclama felici i miti perché erediteranno la terra. Il mite non conquista, ma riceve. La meditazione ha contrapposto la logica della conquista, tipica dell’ego, alla logica dell’eredità, propria dei figli. Il mite vive senza dominare né possedere: per questo già ora abita la terra in modo diverso. La felicità evangelica nasce dalla rinuncia al possesso e dalla fiducia nel dono.

Conquistare o ereditare

La meditazione si è conclusa con una domanda: voglio conquistare o ereditare? L’alternativa attraversa la vita personale e la storia dei popoli. L’ego tende a pretendere, possedere e giudicare; il discepolo, invece, impara a ricevere.

Il terzo giorno degli esercizi ha così aperto il discorso delle Beatitudini come via concreta alla felicità cristiana: fare spazio a Dio, accogliere la sua gioia e vivere da figli che ereditano.

Ascolta qui la registrazione della meditazione:

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