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Introduzione alla felicità:
la chiamata che apre e fa lasciare

Nel secondo incontro degli esercizi spirituali di Quaresima (24 febbraio), don Fabrizio Centofanti approfondisce il racconto della chiamata dei discepoli (Mt 4,18-22), soffermandosi sul “subito” della sequela e sul lasciare per seguire Cristo. Una riflessione sulla fede come chiamata personale, perdono e memoria dell’incontro in cui il Signore pronuncia il nome di ciascuno.

Nel secondo giorno degli esercizi spirituali di Quaresima alla parrocchia Santa Maria del Carmelo, don Fabrizio Centofanti ha ripreso la riflessione sul Vangelo della chiamata dei discepoli (Mt 4,18-22), soffermandosi sul “subito” della sequela e sul significato del lasciare per seguire Cristo. La meditazione ha approfondito la fede come esperienza di chiamata personale, conversione e memoria dell’incontro con il Signore.

Il “subito” della chiamata

Il racconto evangelico dice che i discepoli “subito” lasciano le reti e seguono Gesù. La meditazione ha evidenziato come questo “subito” non sia irrazionale, ma nasca da un’esperienza interiore decisiva. Quando la persona riconosce la presenza di Cristo, comprende immediatamente che nella propria vita è accaduto qualcosa di determinante. L’immagine della vocazione di Matteo nel dipinto di Caravaggio è stata richiamata per esprimere questo momento: l’istante in cui lo sguardo incontra la chiamata.

Lasciare come perdono

Il testo evangelico prosegue: “avendo lasciato le reti”. Don Centofanti ha collegato questo “lasciare” al tema del perdono, ricordando la radice greca comune tra “lasciare” e “perdonare”. L’incontro con Cristo comporta il distacco da ciò a cui si è interiormente legati: risentimenti, paure, attaccamenti. Quando la persona scopre ciò che è essenziale, diventa possibile lasciare e riconciliarsi. Il Padre nostro, con l’invito al perdono, è stato indicato come espressione di questo passaggio.

Seguire la presenza di Cristo

“E lo seguirono”: la sequela è stata ripresa come passaggio dalla norma all’orma, già introdotto nel primo giorno. La fede non consiste principalmente nell’osservanza di regole, ma nel seguire una presenza viva. Gesù è colui che chiama e precede; la vita cristiana è cammino dietro di Lui, nella concretezza dell’esistenza.

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Passare all’altra riva

Il testo prosegue con l’espressione “andando oltre”. La meditazione ha collegato questa dinamica alla parola di Gesù: “Passiamo all’altra riva”. La vita spirituale è stata descritta come passaggio oltre se stessi, oltre i propri limiti e abitudini, verso la propria verità più profonda. I Padri della Chiesa indicavano questo movimento come il passaggio dal vizio alla virtù opposta: un cammino di trasformazione che orienta alla libertà.

Il discepolo amato

La figura del “discepolo che Gesù amava” è stata riletta come immagine aperta a ogni credente. Non importa identificarne con certezza il nome: ciascuno è chiamato a riconoscersi come discepolo amato. Il battesimo, con la parola “figlio amato”, fonda questa identità. Anche quando la persona non si percepisce amata, la chiamata del Vangelo continua ad affermare questa verità.

La purificazione del cuore

L’espressione evangelica “aggiustavano le reti” è stata collegata al tema della purificazione, richiamando il significato della “catarsi”. L’inizio del Vangelo introduce così la necessità di un cuore purificato, capace di entrare nella comunione con Dio. La beatitudine dei puri di cuore è stata indicata come orizzonte del cammino spirituale: la purificazione non come negazione, ma come preparazione all’incontro.

Chiamati per nome

La meditazione si è conclusa sulla scena evangelica di Maria di Magdala nel giardino: Gesù la chiama per nome e lei si converte. La Chiesa è stata descritta come la comunità di coloro che hanno ascoltato la propria chiamata personale. La fede nasce da questo incontro: il momento in cui ciascuno percepisce che il Signore lo conosce e lo chiama.

Ricordare la chiamata

La consegna finale ha invitato a fare memoria di questo momento: “Ti ricordi quando Dio ti ha chiamato per nome?”. La memoria è stata presentata come dimensione essenziale della fede, contro la distrazione che caratterizza la vita contemporanea. L’Eucaristia stessa è memoria viva dell’incontro con Cristo. Il secondo giorno si è così concluso con l’invito a custodire il ricordo della propria chiamata personale.

Ascolta qui la registrazione della meditazione:

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