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Introduzione alla felicità:

la buona notizia del Regno

Nel terzo incontro degli esercizi spirituali di Quaresima (25 febbraio), don Fabrizio Centofanti prosegue la lettura della chiamata dei discepoli (Mt 4,21-24), soffermandosi sull’amore sponsale, sull’annuncio del Vangelo come buona notizia e sulla missione di portare a Cristo. Una riflessione sulla fede come ascolto, guarigione e passaggio dall’io al noi.

Nel terzo giorno degli esercizi spirituali di Quaresima alla parrocchia Santa Maria del Carmelo, don Fabrizio Centofanti ha ripreso il racconto evangelico della chiamata dei discepoli, soffermandosi sul versetto che parla del lasciare “la barca e il padre” e sull’attività di Gesù che annuncia, guarisce e raduna. La meditazione ha approfondito il significato sponsale della sequela, il Vangelo come buona notizia per la vita e la missione dei credenti di portare a Cristo.

 
Amore sponsale e sequela

Il dettaglio evangelico del lasciare “la barca e il padre” è stato collegato al linguaggio sponsale della Bibbia: “Lascerà suo padre e sua madre e i due saranno una carne sola”. La sequela di Gesù è stata così interpretata come amore totale e senza riserve, relazione personale con lo Sposo che chiama. Anche le parole di Gesù sugli invitati alle nozze e la parabola delle vergini sono state richiamate per mostrare che l’incontro con Cristo ha la forma di un amore che coinvolge tutta la vita.

 
Il Vangelo come buona notizia

Commentando l’annuncio di Gesù, la meditazione si è soffermata sul termine evangelico “buona notizia”. Il Vangelo è stato presentato come notizia di gioia e liberazione, capace di raggiungere un mondo segnato da paure e cattive notizie. La domanda proposta è stata diretta: la fede è percepita come buona notizia nella propria vita? L’annuncio cristiano, è stato ricordato, deve comunicare il regnare di Dio, cioè il lasciare che sia Lui a guidare l’esistenza.

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Gridare e ascoltare

Il verbo evangelico dell’annuncio è stato spiegato nel suo senso originario di “gridare”. In un contesto in cui l’ascolto è difficile, il cristiano è chiamato a superare timori e conformismi per comunicare il Vangelo. Al tempo stesso la fede nasce dall’ascolto: come le pecore riconoscono la voce del pastore, così il credente è invitato a riconoscere la voce di Cristo nella propria vita, trovando la “frequenza” dell’incontro con Lui.

 
Guarire dall’individualismo

L’azione di Gesù che guarisce è stata letta come segno della sua presenza che sana le ferite dell’uomo. La malattia principale del tempo presente è stata indicata nell’individualismo: il predominio dell’io che divide e isola. La fede introduce invece il “noi”, espresso nella preghiera del Padre nostro e nella vita comunitaria. Passare dall’io al noi è già esperienza di guarigione.

 
Portare a Cristo

Il racconto evangelico culmina nel gesto di portare a Gesù i malati e i sofferenti. Da qui la meditazione ha tratto una indicazione sulla missione dei battezzati: portare a Cristo. Ogni credente, nella vita quotidiana, è chiamato a orientare a Lui persone e situazioni. La domanda conclusiva consegnata all’assemblea è stata: sto portando a Gesù?

Ascolta qui la registrazione della meditazione:

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