Rerum Novarum e IA: dignità umana nella nuova rivoluzione digitale
La rivoluzione digitale ripropone le stesse domande della Rerum Novarum: dignità, giustizia, bene comune. L’intelligenza artificiale diventa oggi il banco di prova del progresso umano.

di Quirino Brindisi
Nel 1891 papa Leone XIII pubblicò l’enciclica Rerum Novarum, cogliendo il mondo occidentale nel pieno della seconda rivoluzione industriale. Le “cose nuove” erano le conseguenze di una grande trasformazione: l’esodo rurale, la nascita del proletariato urbano, l’affermarsi delle fabbriche e il potere crescente del capitale finanziario. Fino ad allora la Chiesa era sembrata distante dalle questioni sociali, ma quell’enciclica rappresentò una svolta epocale, non solo religiosa ma anche culturale e politica.
Oggi, a più di un secolo di distanza, la rivoluzione digitale sta nuovamente cambiando il mondo in profondità e, tra i suoi frutti, il più avanzato è l’intelligenza artificiale. Come allora, la società si trova di fronte a una tecnologia che promette benessere ma suscita paure, produce ricchezza ma genera disuguaglianze, mette in questione la dignità e il ruolo dell’essere umano. Ripercorrere le innovazioni della Rerum Novarum può aiutare a comprendere come affrontare, oggi, le sfide delle “cose digitali”.
La prima grande innovazione della Rerum Novarum fu il modo in cui la Chiesa si rivolse al mondo. Dopo decenni di diffidenza verso la modernità industriale, di fronte alle crescenti tensioni tra capitale e lavoro, tra socialisti e liberisti, Leone XIII scelse di non condannare il progresso, come avrebbero voluto non pochi fautori della vecchia economia corporativa, ma di confrontarsi con la nuova realtà, cercando di inserirvi principi morali fondamentali come dignità, solidarietà, giustizia e bene comune.
Il Pontefice, ponendosi a metà strada fra le parti, ammonì la classe operaia affinché non desse sfogo alla propria rabbia con idee di rivoluzione contro i ricchi, ma chiese ai “padroni” di mitigare il trattamento verso i dipendenti, da non considerare come schiavi. L’auspicio fu che tra le parti sociali vi fossero forme di accordo e collaborazione sulle questioni sociali, ammettendo anche la formazione di associazioni “di soli operai o miste di operai e padroni” per la reciproca tutela dei diritti.
Sfide ancora maggiori pone oggi l’intelligenza artificiale. Di fronte alla prospettiva inedita di automatizzare non solo il lavoro ma anche il pensiero umano, c’è il rischio di reagire con paura o entusiasmo ciechi, aderendo a visioni apocalittiche di una futura superintelligenza capace di soggiogare il genere umano o, al contrario, cedendo all’esuberanza del “determinismo tecnologico”, la teoria secondo cui è la tecnologia a guidare lo sviluppo sociale e culturale, sostituendo la libertà decisionale dell’uomo.
Purtroppo, questa sembra la visione dei colossi mondiali dell’information technology, impegnati in uno sviluppo sempre più tumultuoso delle tecnologie digitali, incuranti degli effetti sui diritti individuali, sulla coesione sociale e sul consumo di risorse energetiche e ambientali. Una corsa che pare senza fine, alimentata da nuovi record azionari, progetti sempre più imponenti di data center e benedizioni politiche di impronta nazionalista, sui quali voci autorevoli iniziano però a sollevare seri dubbi.
L’idea di bene comune: l’economia al servizio dell’uomo
Leone XIII affermò la necessità di aprirsi all’innovazione senza idolatrarla, ricordando che ogni tecnologia deve essere al servizio dell’uomo e non viceversa. La Rerum Novarum ribadì con forza un principio rivoluzionario per il tempo: il lavoro umano è dimensione essenziale della persona, non semplice merce da comprare o vendere. Contro il liberismo sfrenato, Leone XIII difese il diritto a un salario giusto, a condizioni dignitose, al riposo e alla vita familiare. Era la prima volta che la Chiesa parlava in modo esplicito di giustizia sociale, ponendo la prima pietra della futura dottrina sociale.
Oggi, con l’intelligenza artificiale, lo stesso concetto di umanità è messo in discussione. I modelli di linguaggio prefigurano la sostituibilità delle capacità cognitive. Gli agenti intelligenti prendono decisioni sulla base di algoritmi complessi, adattandosi ai contesti in cui operano. La Rerum Novarum ricordò che non esiste vero progresso senza rispetto della dignità del lavoratore: anche oggi deve essere ribadito che la vera ricchezza nasce dall’intelligenza, dalla creatività e dalla responsabilità umana. Gli algoritmi non sono neutri: rispondono a finalità precise, ed è su queste che occorre vigilare.
La dignità umana si traduce oggi in concetti come “human-in-the-loop” e “human oversight”: l’idea che l’uomo debba restare al centro delle decisioni automatizzate. La solidarietà trova un corrispettivo nell’idea di un’IA inclusiva, che non lasci indietro chi non ha accesso alla tecnologia o all’educazione digitale. La giustizia sociale si riflette nella richiesta di equità algoritmica e trasparenza nei sistemi decisionali. Il bene comune diventa la preoccupazione per un’IA che promuova la pace, la sostenibilità e la conoscenza condivisa, e non il profitto e la potenza di pochi.
Oggi chi lavora per le piattaforme o produce contenuti per sistemi di IA spesso non ha né diritti né voce. Recuperare lo spirito della Rerum Novarum significa chiedere nuove tutele e forme di partecipazione per chi vive nel “capitalismo dei dati”. Come allora si riconobbe la necessità di rappresentanza per gli operai delle fabbriche, oggi servono strumenti collettivi per difendere i diritti di chi opera nel mondo digitale, ma anche degli autori dei contenuti e degli utenti i cui dati alimentano il valore economico delle piattaforme.
La Rerum Novarum affermò che la politica ha il dovere di proteggere i deboli, di regolare i mercati e di intervenire quando la libertà economica diventa oppressione. L’intelligenza artificiale si sviluppa oggi in un contesto dominato da pochi colossi globali. La capacità di raccogliere e gestire dati genera potere economico e cognitivo immenso. Come allora, solo un intervento pubblico lungimirante può evitare che la tecnologia diventi dominio. Il dibattito sull’AI Act europeo può essere letto come erede di quella visione leonina: il progresso ha bisogno di etica e regole.
Il pensiero della Chiesa sulle “cose digitali”
Gli ultimi Pontefici hanno reinterpretato la lezione di Leone XIII alla luce del digitale. Papa Francesco ha parlato di una “nuova questione sociale” generata dalle tecnologie emergenti. Nel Messaggio per la Giornata mondiale della pace 2024, dedicato proprio all’intelligenza artificiale, scrive che ogni progresso deve essere “guidato da un’etica della responsabilità e della verità”. Se la verità è misura del progresso umano, un’IA che manipola la realtà, diffonde disinformazione o sostituisce il discernimento umano non è progresso ma regressione.
Benedetto XVI, nella Caritas in veritate, aveva ricordato che “la tecnica non è mai solo tecnica”: ogni invenzione porta con sé una visione dell’uomo e del mondo. Giovanni Paolo II, nella Laborem exercens, aveva reinterpretato l’intuizione leonina affermando che “il lavoro è per l’uomo e non l’uomo per il lavoro”. Lo stesso principio vale oggi: l’IA è per l’uomo e non l’uomo per l’IA.
Oggi, nel tempo dell’IA, il bene comune passa per una gestione responsabile delle macchine digitali. Non basta chiedersi se esse “funzionano”, ma se contribuiscono alla crescita umana e alla comunione. I modelli di IA vengono addestrati su informazioni prodotte collettivamente: è giusto che i benefici siano condivisi e non concentrati. Come la Rerum Novarum ricordava che la proprietà privata implica responsabilità sociale, così oggi possiamo dire che l’uso dei dati implica responsabilità pubblica.
Forse la più grande innovazione della Rerum Novarum fu l’aver inserito una dimensione etica nella modernità economica. L’intelligenza artificiale, come la macchina a vapore o l’elettricità di ieri, è un moltiplicatore di possibilità. Ma senza un orizzonte morale rischia di moltiplicare anche disuguaglianze e aberrazioni. Allora come oggi, la questione centrale non è se la tecnologia sia buona o cattiva, ma a servizio di chi e di che cosa essa venga posta.
Oggi serve una nuova consapevolezza dei limiti della rivoluzione digitale, prima che essa possa rivoltarsi contro l’uomo. Leone XIII ci lasciò un principio sempre valido: la dignità dell’uomo è il cuore del progresso autentico. Nel tempo dell’intelligenza artificiale, ricordarlo è la più moderna delle rivoluzioni.