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Un pellegrinaggio con i cresimandi: camminare insieme nella fede

Sedici ragazzi prossimi alla Cresima vivono con le famiglie un pellegrinaggio ispirato alle sette chiese di san Filippo Neri: catechesi, preghiera e cammino comunitario verso il dono dello Spirito Santo.

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di Paola Zangari

Il 17 gennaio 2025, in una splendida giornata di sole, scesa dal cielo come un dono inatteso tra due giornate invernali di pioggia, ho potuto vivere la grazia di accompagnare il mio gruppo di sedici ragazzi, prossimi a ricevere il sacramento della Cresima, in un intenso pellegrinaggio fisico e spirituale. Il cammino si è ispirato al pellegrinaggio delle sette chiese ideato da san Filippo Neri nel XVI secolo, oggi riproposto da padre Maurizio Botta dell’Oratorio. San Filippo pensò questo percorso come un vero processo di guarigione del cuore, che passa attraverso un combattimento interiore: il cuore è infatti il luogo della lotta contro i vizi - superbia, gola, accidia, lussuria, avarizia, invidia, ira - che ci trascinano verso il basso e ci sottraggono la possibilità di amare.

Nel pellegrinaggio, insieme alla preghiera incessante, san Filippo insegna a combattere i vizi unendo le armi propriamente umane, le virtù - cioè il nostro desiderio di bene - a quelle che appartengono a Cristo. Vengono così in nostro soccorso i doni dello Spirito Santo - timor di Dio, pietà, scienza, consiglio, fortezza, intelletto, sapienza - che riceviamo nel Battesimo e che la Cresima rafforza, sostenendo la nostra volontà di compiere il bene. Da questa intuizione, insieme al nostro parroco don Fernando, prendendo spunto dall’esperienza di don Andrea Lonardo e padre Maurizio Botta e anche dalla mia esperienza personale, ci siamo chiesti perché non offrire ai nostri ragazzi un’esperienza così forte e vera, coinvolgendo anche le loro famiglie. La risposta è stata sorprendente: molti hanno aderito con entusiasmo.

Considerando le difficoltà di un percorso di 25 chilometri, abbiamo deciso di “rivisitare” il pellegrinaggio, valorizzando soprattutto le catechesi nelle chiese scelte. In ogni tappa abbiamo ascoltato una riflessione centrata su un vizio da combattere e sulle armi per vincerlo - la virtù corrispondente e il dono dello Spirito Santo che la sostiene - mentre nei tragitti tra una chiesa e l’altra abbiamo pregato insieme. Dall’immensa basilica di San Pietro, dopo la prima catechesi tenuta da don Fernando, abbiamo iniziato il nostro cammino lungo un Lungotevere che offriva scorci di rara bellezza, fino a giungere a San Bartolomeo all’Isola Tiberina e poi a Santa Maria in Trastevere, dove siamo stati accolti in un chiostro e ci siamo rifocillati.

Abbiamo quindi proseguito verso San Pietro in Montorio, con la sua splendida vista su Roma e il tempietto del Bramante, per scendere poi a San Francesco a Ripa. Da lì ci siamo diretti a Santa Cecilia in Trastevere, dove una suora, vedendo il nostro gruppo numeroso e partecipe, ha deciso di riaprirci la basilica che stava per chiudere, permettendoci la visita e concedendoci perfino di pranzare nel grande chiostro antistante, affidandoci addirittura il lucchetto per richiudere tutto: un gesto di fiducia che ci ha profondamente colpiti. Dopo il pranzo e un caffè in una piazzetta affacciata sul Lungotevere, abbiamo deciso di percorrere l’ultimo tratto - poco più di tre chilometri - con l’autobus 23, fino alla nostra meta finale: la basilica di San Paolo fuori le mura.

Dopo il vivace assalto al bus, reminiscenza per noi adulti dei tempi del liceo, l’ultimo tratto di cammino, sempre il più faticoso, è diventato tempo di gratitudine. In molti genitori ho visto la gioia di quel tempo inatteso vissuto insieme ai figli e a una comunità che camminava nella stessa direzione. Dopo l’ultima catechesi abbiamo chiesto a genitori e ragazzi di entrare in basilica e di prendersi un momento di preghiera in famiglia per questi giovani che crescono in un mondo complesso, dove la fede in Dio Padre, nel Figlio Gesù e nello Spirito Santo sembra spesso lontana.

Non so dove porterà nei cuori di questi ragazzi e dei loro genitori l’aver vissuto insieme questo cammino: lo affido a Dio. Ma so dove ha portato il mio cuore. Come già tante volte nella mia vita, in questo giorno luminoso di gennaio ho fatto esperienza della Provvidenza, di quanto Dio ami, custodisca e indichi la strada della bellezza. Ho vissuto pienamente questo pellegrinaggio anche perché accanto a me c’erano mio marito Lorenzo, mia figlia Chiara - che ha animato il cammino con la sua chitarra - e la più piccola della famiglia, Elisa, che abbiamo accompagnato, insieme agli altri splendidi ragazzi del gruppo, a ricevere la Cresima l’8 febbraio.

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