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La mia casa a Roma: quattro anni di grazia nella comunità del Carmelo

Un sacerdote arrivato da lontano racconta quattro anni di vita nella comunità del Carmelo: l’accoglienza, la crescita, l’unità e la gratitudine per una parrocchia che è diventata casa, famiglia e luogo di grazia

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di don John Mendy

Il 6 ottobre 2021 sono arrivato nella parrocchia di Santa Maria del Monte Carmelo come sacerdote studente. Era la mia prima esperienza nella diocesi di Roma. Da quando sono arrivato in Italia, il 15 settembre 2018, avevo sempre vissuto in collegio per tre anni. Per questo è stato un privilegio essere accolto nella diocesi e poter vivere la vita pastorale in una comunità concreta come sacerdote diocesano. Avevo tanti pensieri in testa, senza sapere cosa mi aspettasse. Tuttavia, sono entrato volentieri, senza pregiudizi, consapevole delle differenze culturali e preparato ad affrontare un eventuale shock culturale.

È stata un’esperienza meravigliosa e ricca, perché ho potuto interagire liberamente e con amore con un popolo aperto e accogliente. Il salmo delle ascensioni (Sal 133), attribuito a Davide, esprimeva perfettamente ciò che vivevo: «Ecco quanto è buono e quanto è soave che i fratelli vivano insieme in armonia». L’unità e l’impegno della famiglia di Santa Maria del Monte Carmelo sono una testimonianza viva di ciò che Davide desiderava per il popolo d’Israele.

Abbiamo camminato insieme in questo legame di unità per quattro anni, e da voi ho ricevuto immensamente in ogni campo: spirituale, morale e materiale. Questa è la forza di una comunità unita, quella comunione che Papa Francesco chiede sempre alla Chiesa: andare oltre sé stessi e diventare una realtà autenticamente sociale. Una comunità che accoglie, protegge, promuove e integra non solo gli estranei, ma che è casa per tutti, dove ciascuno si sente parte e apprezzato. Così è stato per me: non mi sono mai considerato un estraneo, ma un fratello. Sono stato accolto e integrato pienamente nella famiglia. Quando facevo fatica con la lingua italiana, non ho mai ricevuto critiche, ma incoraggiamenti e offerte di aiuto. È un dono che porterò sempre con me.

Come famiglia di fede siamo chiamati a riflettere la casa di Betania, con Maria, Marta e Lazzaro: una casa di accoglienza e integrazione, una casa di amore e misericordia, una dimora in cui abita Gesù. Senza distinzione né esclusione. I frutti di questo spirito sono visibili nella comunione che condividiamo: gioia, amicizia, vicinanza nei momenti belli e in quelli difficili. Per questo san Paolo ci esorta: «Piangete con quelli che piangono» (Rm 12,15). È un invito alla compassione, alla solidarietà, a condividere i pesi emotivi gli uni degli altri e a costruire relazioni che sostengono.

In questa parrocchia mi sono sentito accolto, amato, apprezzato. Vorrei che ogni comunità parrocchiale incarnasse queste virtù, come testimonianza di ciò che siamo: «Chiesa una, santa, cattolica e apostolica». Desidero ringraziare con gratitudine il parroco, don Fernando, per la sua apertura e la sua sincera incarnazione dell’amore accogliente. E voglio ringraziare dal profondo del cuore le persone meravigliose di questa parrocchia: siete stati incredibilmente gentili e solidali. Prego perché Dio vi benedica e vi ricompensi in abbondanza per la vostra bontà.

A voi e alle vostre famiglie auguro la benedizione e la protezione di Dio. Possa la luce del Re appena nato, Gesù, regnare nei vostri cuori e nelle vostre case.

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